<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>psicoterapia &#8211; Le Stelline</title>
	<atom:link href="https://chiaragusmini.it/tag/psicoterapia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://chiaragusmini.it</link>
	<description>Blog di Chiara Gusmini sul dolore cronico</description>
	<lastBuildDate>Sun, 30 Jun 2019 07:26:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>

<image>
	<url>https://chiaragusmini.it/wp-content/uploads/2019/04/cropped-Schermata-2019-04-09-alle-14.55.10-32x32.png</url>
	<title>psicoterapia &#8211; Le Stelline</title>
	<link>https://chiaragusmini.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Alla ricerca del sintomo perduto</title>
		<link>https://chiaragusmini.it/2019/06/29/alla-ricerca-del-sintomo-perduto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jun 2019 18:14:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[chiara gusmini]]></category>
		<category><![CDATA[dolore cronico]]></category>
		<category><![CDATA[dolore persistente]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia del dolore]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://chiaragusmini.it/?p=386</guid>

					<description><![CDATA[“Il farmaco toglie il sintomo, ma non aiuta ad affrontare quello che ha portato a stare male. La psicoterapia toglie il sintomo e permette di affrontare le difficoltà che hanno portato a sviluppare il sintomo”. Mh. Calmi. Non perdiamo la testa. Come assunto di base può anche funzionare. La psicoterapia ha portato un’istanza di rinnovamento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il farmaco toglie il sintomo, ma non aiuta ad affrontare quello che ha portato a stare male. La psicoterapia toglie il sintomo e permette di affrontare le difficoltà che hanno portato a sviluppare il sintomo”.</p>
<p>Mh.</p>
<p>Calmi. Non perdiamo la testa. Come assunto di base può anche funzionare.</p>
<p><strong>La psicoterapia ha portato un’istanza di rinnovamento rispetto ad una visione tendenzialmente meccanicistica, in qualche modo funzionalistica dell’essere umano. Non possiamo però considerarla la panacea per tutti i mali o, almeno, non nel caso del dolore persistente.</strong> Se la psicoterapia ha cambiato la visione dell’essere umano, che quindi non è una macchina, sembra essersi inceppata su una delle sue premesse fondamentali. Il dolore è considerato come espressione della dissociazione da un trauma emotivo: sembra essere un assioma. Ma lo è realmente? Il dolore persistente lo sfida. Lo sfida scientificamente.</p>
<p>Per quanto esistano dei fattori psicosociali predittivi (traumi emotivi, condizioni socio-familiari avverse…), questi non sono una condizione sufficiente per lo sviluppo di dolore persistente (non tutti quelli che hanno dolore persistente, hanno vissuto tali condizioni): il dolore ha necessariamente una base biologica dimostrabile e verificabile (incluso il dolore nociplastico, per cui sono apprezzabili cambiamenti corticali strutturali e funzionali –il famoso dolore “che non si vede da nessuna parte”).</p>
<p><strong>Se il dolore è un problema su base organica, non è umano pensare di curarlo con estenuanti sedute di psicoterapia alla ricerca del trauma perduto, che magari non c’è (e spesso non c’è). Piuttosto sarebbe utile rinunciare alla premessa dolore=dissociazione e smettere di considerare le persone con dolore persistente come persone malate: hanno una malattia, non sono la loro malattia, ammesso che il dolore persistente sia una malattia, piuttosto che una condizione (psico)fisica</strong>.</p>
<p>Scientificamente, le neuroscienze mettono in discussione le premesse della psicoterapia.<strong> La persona con dolore persistente non è una persona malata, è una persona che vive una condizione (psico)fisica, ma non è da identificare con il suo problema, con la sua difficoltà, con la sua condizione dolorosa,</strong> è una persona che ha bisogno di essere curata, ma non in termini medici: ha bisogno di essere accolta, tout court. La cura “medicalmente intesa” ha come obiettivo quello di portare alla condizione precedente a quella della malattia: spesso non è possibile. Compito della psicoterapia, accolti tutti questi assunti, dovrebbe essere aprirsi genuinamente a queste nuove istanze.</p>
<p>La Scienza del Dolore, è una scienza nuova, che guarda con occhi nuovi un problema antico. Non è possibile pensare di trovare soluzioni innovative rimanendo ancorati a vecchi pregiudizi. La psicoterapia, che agli albori del Novecento si è fatta portatrice di una rivoluzione, ha la possibilità di rinnovarsi giocando un ruolo nuovo e importantissimo, dando alle persone con dolore persistente sguardi diversi e strumenti alternativi per rapportarsi con il proprio vissuto in modo costruttivo ed efficace, scollandosi dalla vecchia visione di cui abbiamo parlato che, in questo caso, dimostra la sua inefficacia.</p>
<p><strong>Nel caso del dolore persistente, l’intervento sul sintomo non è utile,</strong> perché si agisce con l’idea che sia la manifestazione di qualcosa, del famoso &#8220;trauma represso&#8221;, mentre il dolore non è il sintomo, ma la manifestazione: se si entra in quest’ottica si può cercare di capire come influisca sulla vita di chi ci convive costantemente e quindi diventa possibile lavorare a diversi livelli sul dolore e sulle sue manifestazioni,  scardinando l’idea che ci sia qualcosa da curare, per cercare piuttosto di capire come sia possibile aumentare l’autoefficacia e vivere bene con il dolore.</p>
<p>.</p>
<p>(Abbiamo scelto di parlare di psicoterapia, non di psicologia, perché questa interviene direttamente sui costrutti epistemologici della personalità e sul funzionamento delle persone stesse).</p>
<p>.</p>
<p><em>Articolo scritto con Andrea Ghirelli, amico fidato, educatore, mediatore familiare, counselor sistemico relazionale.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti:</p>
<p><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4590163">Chronic pain epidemiology – where do lifestyle factors fit in? by Oliver van Hecke, corresponding author Nicola Torrance, and Blair H Smith Br J Pain. 2013 Nov; 7(4): 209–217. PMC4590163</a></p>
<p><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5184813/">A Broad Consideration of Risk Factors in Pediatric Chronic Pain: Where to Go from Here? by Hannah N. McKillop, and Gerard A. Banez2 Children (Basel). 2016 Dec; 3(4): 38. Published online 2016 Nov 30. doi: 10.3390/children3040038 PMC5184813</a></p>
<p><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3217302/">Preventing Chronic Pain following Acute Pain: Risk Factors, Preventive Strategies, and their Efficacy by Kai McGreevy, M.D., Michael M. Bottros, M.D., and Srinivasa N. Raja, M.D. Eur J Pain Suppl. 2011 Nov 11; 5(2): 365–372. PMC3217302</a></p>
<p><a href="https://www.sciencedirect.com/journal/best-practice-and-research-clinical-rheumatology">New concepts of pain, by Anne-PriscilleTrouvina SergePerrota on Best Practice &amp; Research Clinical Rheumatology</a></p>
<p>Bardolino Chiaretto Bentegodi, 2018</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
